8 | 2019

Dopo Bibbiano, rialzare lo sguardo

Negli ultimi mesi le vicende legate al cosiddetto «caso Bibbiano» (presunti affidi illeciti) hanno infiammato una narrazione che ha gettato discredito sull’intero sistema che si occupa di protezione dei minori, sostegno alla genitorialità fragile, cura dei legami familiari.

Dal 5 al 7 dicembre un grande appuntamento a Torino

minori, famiglie, servizi
RICOSTRUIRE LA FIDUCIA

Tutelare i diritti delle bambine e dei bambini, dei ragazzi e delle ragazze che crescono nel nostro Paese è la grande priorità da rilanciare oggi. Servizi e istituzioni storicamente si sono assunti questa funzione, costruendo le condizioni sociali, economiche e culturali affinché i diritti dei minori fossero tutelati. Ciò è avvenuto attraverso un lavoro costante con le famiglie, le scuole, i tribunali e collaborando con il Ricostruire la fiduciaprivato sociale nel predisporre luoghi di accoglienza, educativi, di cura come le comunità o gli affidi, sino a progettare percorsi di adozione nelle situazioni più complicate.

In questi ultimi tempi assistiamo tuttavia al diffondersi di semplificazioni e delegittimazioni verso il sistema della tutela minori. Con il rischio di non considerare la fatica e la serietà con cui gli operatori (assistenti sociali, educatori, psicologi, neuropsichiatri, magistrati, mediatori, insegnanti, operatori sanitari…) si dedicano nella quotidianità a far fronte a storie emotive e affettive dense e intricate. Tutto ciò rischia di minare la fiducia sociale verso istituzioni e servizi, cooperative e associazioni, famiglie affidatarie e adottive.

Dai mondi dell’aiuto, della cura, dell’educare sale così oggi l’esigenza di aprire un confronto tra professionisti e una interlocuzione con la società. Perché la tutela dei diritti dei minori è un’azione che richiede che tutti gli adulti che incrociano le vite dei bambini – dagli insegnanti ai medici di pronto soccorso, dai pediatri agli allenatori, dai vicini di casa alle forze dell’ordine – assumano una corresponsabilità.

7 | 2019

Il sociale, l’ossigeno delle nostre vite

Iredazione ci siamo chiesti: che cos’è il «sociale»? Perché tanti vi operano e tanti altri andrebbero sensibilizzati sulla sua importanza? Una questione cui Gaber anni fa dedicò una bella canzone: «…il sociale non so bene cosa voglia dire…/ il sociale è una nozione delle più confuse/ che per ragioni misteriose abbiamo il dovere di salvare…» (Il sociale, 1984). Ne sono scaturiti alcuni pensieri, che proponiamo ai lettori, operatori nel «sociale».

6 | 2019

La solidarietà o è per tutti o non è

Prima gli italiani, dice lo schieramento al governo. Prima gli esseri umani, dice il fronte umanitario. Solidarietà perimetrata contro solidarietà universale. Chi sostiene la prima è in linea con lo spirito dei tempi, che prima di decidere se aiutare o meno l’altro ne esamina la provenienza. Chi difende la seconda è un «nemico degli italiani» in quanto difende gli interessi degli stranieri.

5 | 2019

In cerca di narrazioni di speranza

Mentre scriviamo queste righe viene presentato il rapporto 2019 dell’Istat che ci consegna la fotografia di un Paese in declino. Dal Pil alle nascite, il presente ha il segno del meno e del peggio. Tra le varie recessioni colpisce quella demografica. Nel 2018 sono nati in Italia 493mila bambini, 140mila in meno rispetto al 2008. «È un calo numerico di cui si ha memoria nella storia d’Italia solo risalendo al biennio 1917-1918, un’epoca segnata dalla Grande guerra e dai successivi effetti dell’epidemia spagnola», dice il presidente Istat, Gian Carlo Blangiardo. «Viene da chiedersi se siamo (e saremo ancora) un paese che guarda al futuro o se invece dobbiamo perlopiù sentirci destinati alla manutenzione del presente».

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