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Anche se a distanza, we care – Conversione social di un centro diurno

internet-3113279_1920di Elisa Nardin, Lorenzo Malavolta, Daniele Musaragno | 

Come affrontare la sacrosanta e legittima chiusura per prevenire il contagio e la diffusione del virus?

Il welfare si ferma? Le comunità alloggio per loro mission e vision rimangono aperte, ma i centri diurni perdono di fatto la possibilità di compiere il loro lavoro, e devono iniziare ad interrogarsi sul senso della loro esistenza e su come poter affrontare i cambiamenti.

Nel susseguirsi continuo di decreti ministeriali e regionali, spesso confusionari, si affronta una mancata attenzione alla dimensione del sociale. La conversione dall’oggi al domani di un servizio che è diurno ad un ipotetico servizio domiciliare all’utenza, dovendo garantire, in aggiunta, una immunità e asetticità sanitaria, suona come fantascientifico.

Dove è la resilienza del welfare, lo spirito di adattamento necessario per accompagnare sempre le persone in condizioni di fragilità?

La cooperativa “Ci siamo anche noi” gestisce il servizio di un centro diurno per disabilità medio grave a Cavallino-Treporti (Ve). I nostri ragazzi, in questo caso lo si può dire, hanno una età media molto bassa, hanno quasi tutti tra i 20 e i 30 anni: lavoriamo dunque in un contesto di multi complessità, ma che dà anche la possibilità di attuare nuove strategie.

Per provare a continuare ad accompagnare i ragazzi e le loro famiglie in questo periodo che ci allontana fisicamente, abbiamo creato l’“Airone Smart”. Un gruppo Whatsapp con le famiglie gli operatori e gli educatori. “Airone Smart” è così diventato per i ragazzi e le loro famiglie il luogo per condividere i video delle loro giornate, le foto delle loro attività e successi, una risorsa per condividere link utili per il divertimento e l’intrattenimento di tutti, una piattaforma dove riversare ricordi e pensieri.

Ci sono poi le videochiamate di gruppo, boccata di aria fresca per tutti, per i ragazzi, per le famiglie, per i lavoratori, che regalano a tutti gli interlocutori un momento di respiro e di normalità, di calore familiare e di sana nostalgia. Sono momenti pieni e importanti, spesso non per le parole dette, ma per gli sguardi che si ritrovano, per l’interesse che viene manifestato, per un sotteso ma evidente dire “ci sono, ci siamo”.

L’essere umano per esistere e sentirsi vivo ha bisogno di relazioni e luoghi dove potersi esprimere. Il comunicare è la struttura che rappresenta la persona e il suo mondo. È l’atto che permette di costruire ponti tra le persone e i loro modi di percepire il mondo. Se la relazione necessita di un luogo dove le persone possono mettersi a confronto, in un momento di emergenza, dove vige l’isolamento, anche lo spazio virtuale diventa un contesto nel quale esprimersi, stare in compagnia, confrontarsi. Diventa anch’esso parte di un’ecologia dello spazio mentale, che va oltre la dimensione fisica.

Dal punto di vista del nostro lavoro socio-educativo diventa utile e arricchente entrare nella vita dei nostri ragazzi, “fuori” dalla quotidianità che condividiamo con loro e sperimentando invece quella di casa, del loro sé nel contesto familiare. Emerge che si conoscono in modo diverso le persone, si entra e si lascia entrare nelle case, si vedono i ragazzi nel loro intimo quotidiano, come gli operatori, si capisce come stanno coi genitori, di cosa hanno bisogno le famiglie e cosa è utile per farli sorridere.

Domani tornare a lavorare sarà impegnativo, perché dopo tutto questo servirà ripensare a molte delle dinamiche note, niente sarà più lo stesso, né nelle attività né nei rapporti, servirà promuovere socialità, coltivare ancora di più il gruppo genitori che si sta formando.

Non potremo fare le stesse cose di prima, dopo aver visto come le persone si muovono, dopo aver sentito la loro solitudine e le loro paure, ma anche dopo aver visto nuovi potenziali. Servirà riadattare alcuni strumenti, progett, e obiettivi, servirà amore e creatività, servirà iniziare a vedere le persone per la loro vita nel loro insieme.

L’ottica sistemica che stavamo abbracciando sta prendendo forma dentro un gruppo WhatsApp, a partire dall’emergenza, dove ognuno si sente solo e lontano da tutti e riconosce che ha bisogno degli altri per stare bene.

Parliamoci chiaro: l’educazione la fa chi è presente. Siamo ben consapevoli che questo approccio mai potrà sostituire in toto il servizio che viene erogato dal nostro come da tantissimi altri centri diurni. Ma nel momento che stiamo vivendo è necessario provare nuove strategie, nuove vie per praticare la filosofia dell’“I care”: mi interesso a te, mi prendo cura di te, anche se forzatamente separati e distanti. Anche se a distanza, We care.

Elisa Nardin, Lorenzo Malavolta, Daniele Musaragno sono operatori della cooperativa “Ci Siamo Anche Noi” di Cavallino Treporti (Venezia).

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