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Altro che disabilità – Se gli ospiti si sentono protagonisti

ponte di pietredi Anna Santalena, Elisa Daniotti, Francesca Dotto | 

Siamo educatrici, e sì, per noi l’inclusione sociale è un obiettivo fondamentale, per noi che abbiamo sempre incentivato l’apertura all’esterno, questo lockdown è stata una bella sfida. Certo, inizialmente ci ha lasciate proprio di stucco, ma dopo un primo senso di disorientamento le nostre strutture non hanno perso di vista la loro mission: garantire il benessere e l’inclusione delle persone ospitate all’interno. Per farlo è servito un grande sforzo, quello di reinventarsi all’istante, perché a causa della minaccia del Coronavirus, da un giorno all’altro abitudini radicate sono venute meno. La quotidianità dei nostri ospiti, le piccole cose che per loro erano Vita, improvvisamente vengono sospese.

Nelle due Comunità, Ca’ delle Rose di Mogliano e Il Bambù di Spresiano, improvvisamente non si può uscire, basta caffè al bar, niente gioco delle bocce… La spesa? Solo l’operatore… e anche di corsa. Abitudini, progettualità, incontri e attività sono andati in stand by e con questo abbiamo provato anche una sensazione di smarrimento…

Niente più volontari, niente persone esterne a portare aria di novità, niente più visite, niente familiari. Ma che cattivi questi operatori!!

Abbiamo provato a spiegare cosa sta succedendo in questo periodo, che questo male invisibile non ha colpito solo loro, ma tutti… Non usiamo le mascherine per nascondere il nostro sorriso, ma per proteggere la loro fragilità.

Ma allora come fronteggiare l’emergenza COVID-19?

Il primo passo è stato informarci e informare, e sulla base di questo, ragionare e reinventare la gestione delle comunità, in tutto ciò che le compone: persone, luoghi, tempi, spazi e abitudini. Ogni membro delle équipe ha contribuito alla gestione di questo periodo di emergenza, non solo nel garantire in modo puntuale tutti quegli aspetti strettamente correlati alla sicurezza delle persone presenti in struttura, ma dotandosi anche di un nuovo sguardo, capace di cogliere in modo tempestivo reazioni ed emozioni dei residenti.

Non è stato facile essere chiari senza allarmare i residenti, ma noi ci siamo impegnati per questo: per rassicurarli e per garantire loro una nuova normalità. Un aspetto imprescindibile del lavoro dell’operatore sociale è di sostenere e rassicurare ogni persona ospitata nelle strutture, che in modo specifico e in tempi differenti esprime uno stato di sofferenza dettato dalla situazione. Ascoltare, accogliere e incoraggiare i nostri residenti a reagire è stato fondamentale per superare i momenti di sconforto. La vita continua a scorrere, e va vissuta con la stessa intensità di prima: questo virus non ci fermerà!

Consapevoli che la comunicazione e il coinvolgimento di ogni parte del gruppo è ciò che ne costituisce la forza, abbiamo concordato di rendere chiaro proprio ai nostri ospiti quanto stava accadendo, per incentivare una loro efficace collaborazione e accettazione della nuova “normalità”. L’informazione è stata veicolata tramite una varietà di strumenti che permettessero di comprendere ciò che accadeva: immagini, opuscoli, comunicazioni verbali intuitive, video, articoli digitali e telegiornali, tutto è diventato strumento indispensabile per stimolare ogni ospite alla consapevolezza della situazione. E per sconfiggere la paura, ecco che i residenti delle comunità sono stati impegnati in prima linea per contrastare l’emergenza Coronavirus. Hanno conosciuto e imparato la corretta igienizzazione delle mani, si sono impegnati a rispettare le distanze interpersonali anche vivendo assieme, hanno riscoperto gli spazi delle comunità per trascorrere al meglio la loro giornata e poter svolgere le varie attività

Nuove proposte, nuove progettualità e nuove riflessioni hanno permesso di incentivare un riadattarsi quanto più attivo alla situazione di isolamento nel periodo del lockdown, cercando di mantenere una quotidianità che desse un senso al tempo che passava. Caratteristiche, peculiarità e protagonismo delle persone a noi affidate sono state l’elemento centrale su cui basarci per ricostruire una progettualità educativa con l’obiettivo di rendere positivo e costruttivo il tempo che obbligatoriamente dovevamo trascorrere all’interno delle nostre strutture.

Abbiamo riprogrammato tutte le attività giornaliere e creato una bacheca su cui le abbiamo indicate, in modo da scandire il tempo delle giornate e delle settimane, che diversamente rischiavano di sembrare tutte uguali. Con guanti, mascherine e distanza di sicurezza, ci siamo dati ad attività ricreative, di autonomia e motorie riproponendo il gioco delle bocce in giardino e l’attività di cineforum, i laboratori di cucina, la ginnastica anche in videoconferenza con l’insegnante, e i balli di gruppo. Per ovviare all’impossibilità di andare al bar siamo diventati impeccabili baristi, creando un piccolo “angolo bar” esterno perché in comunità non ne vogliamo sapere di rinunciare all’aroma del caffè!

Anche l’addetta alle pulizie ha contribuito a coinvolgere alcuni residenti della comunità, lasciando loro svolgere anche piccole azioni inerenti al suo operato.

Cerchiamo di mantenere i momenti di condivisione di gruppo (ad 1 metro rigoroso di distanza), per interpretare le emozioni e preoccupazioni degli ospiti, anche se non è sempre facile per la loro difficoltà di esprimere chiaramente ciò che sentono, ma soprattutto cerchiamo di mantenere sempre un atteggiamento positivo: più delle parole conta ciò che vedono e l’aria che “respirano”. Non deve esserci paura e rassegnazione, ma positività e speranza.

E i rapporti con gli affetti più cari, i familiari, gli amici, i volontari?

Soprattutto nella RSA “Noi con voi” di Mogliano, dove la consapevolezza è più labile e si fatica a trovare le giuste parole, le giornate rischiano di assomigliarsi tutte, la salute fragile è sempre sotto controllo, il distanziamento sociale… quello col resto del mondo… era già un rischio sempre presente anche prima del Covid ed è ciò contro cui combattiamo ogni giorno; qui il virus ha tentato di toglierci anche quello che, con grandi sforzi avevamo costruito nel tempo.

Perché la RSA è fatta di lenta osservazione, grandi sforzi, molteplici tentativi, pazienza e ancora pazienza… per trovare l’attività giusta, lo stimolo migliore, il coinvolgimento adatto, il superamento delle fragilità; e anche qui abbiamo dovuto rinunciare, come tutti, a un ingrediente importantissimo… le visite da parte delle famiglie dei nostri residenti! Loro che non avevamo mai mancato di essere presenti, loro che in tanti anni non avevano mai nemmeno immaginato di dover rinunciare ad esserci… e con la paura di non riabbracciarsi più.

E così la nostra priorità è diventata creare un ponte, per mantenere quel legame così forte: abbiamo scoperto anche nelle nostre strutture le videochiamate nelle quali il desiderio di amore faceva emergere grandi competenze comunicative anche in chi pensavamo le possedesse in misura molto minore. I sorrisi degli ospiti, l’accarezzare lo schermo, il rispondere alle frasi commosse dei famigliari ha aiutato ad affrontare un giorno per volta, a ritrovare la speranza di rincontrarsi ancora, a ritrovare il sorriso nonostante tutto.

E noi operatori abbiamo capito quanto è importante continuare ad essere ponte: a farci piccoli e invisibili, come a non voler violare quel momento di incontro, pur rimanendo a sostegno di chi poi vede spegnersi lo schermo e può non capire perché quel volto tanto caro improvvisamente non c’è più. Questo tempo, lontani gli uni dagli altri, non ce lo restituirà nessuno, è vero, ma potremo comunque dire che abbiamo scoperto il meglio di ognuno di noi, quella forza inaspettata che ci ha spinto a non mollare mai di fronte alla paura.

È stata una vera prova di grande tolleranza per tutti coloro che compongono le nostre tre strutture. Hanno affrontato una convivenza senza pausa, hanno affrontato il cambiamento della routine. Ma queste sono persone davvero SPECIALI e non si arrendono alle difficoltà! Anzi, stanno realizzando un vero piano di esercitazione al corretto uso dei DPI, per uscire in sicurezza il prima possibile. Possiamo con certezza dire che ci hanno stupito tutti ancora una volta… altro che disabilità!

 

Testo redatto da Anna Santalena, operatrice nella Comunità Alloggio “Il Bambù” di Spresiano (Treviso), gestita dalla cooperativa sociale Il Girasole; Elisa Daniotti, operatrice nella RSA “Noi con Voi” di Mogliano Veneto (Tv), gestita dalla cooperativa sociale Orchidea; Francesca Dotto, operatrice nella Comunità Alloggio “Ca’ delle Rose” di Mogliano Veneto, gestita dalla cooperativa sociale Orchidea.
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