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La bellezza di allontanarsi un po’ dal libro di testo – Insegnare al tempo del Coronavirus

martin whatson the-rascal-in-askerdi Chiara Piraneo | 

Avvertiamo un po’ tutti la sensazione di sospensione nel tempo e nello spazio, in questo periodo particolare. Il nostro stato d’animo cambia di giorno in giorno, tuttavia esiste quel filo sottile che collega gli eventi della nostra vita e contribuisce a dare un senso a ciò che stiamo vivendo. Ho scelto così di profittare del tempo a disposizione, non solo per lavorare e produrre nuovi materiali didattici, ma soprattutto per tornare a riflettere sulle ragioni che mi hanno incoraggiato ad abbracciare l’insegnamento nella scuola secondaria di primo grado.

La mente è impegnata in un lavoro di approfondimento ideologico ed emotivo, che spinge verso la scoperta di nuove motivazioni grazie alle quali poter affrontare le fatiche dell’agire scolastico. Due dimensioni, dunque, convivono in me. Quella ideologica serve a sentirmi pienamente partecipe della realtà, la quale sollecita il mio modesto contributo alla costruzione di una nuova società; quella emotiva mi conduce verso interrogativi, talvolta vissuti intensamente, sull’ipotesi di trovarmi nel posto giusto. Oggi, grazie al confronto ininterrotto con altri insegnanti, alla lettura di articoli e interventi sulla didattica a distanza e alla diffusione delle indicazioni provenienti dal Ministero dell’Istruzione, riesco a guardare con maggiore chiarezza a quelle ragioni che mi hanno mosso verso la scelta di fare l’insegnante. Ritrovo l’entusiasmo nel rielaborare una modalità di insegnamento che rispecchi la mia idea originaria di scuola.

La didattica dialoga quanto mai più da vicino con la pedagogia, la quale ci offre preziosi suggerimenti perché la scuola sia un luogo di crescita, in cui ciascuno studente possa sentirsi libero di porre domande tramite una relazione costruttiva con l’insegnante. Ci si può lamentare perché “studiano poco”, “non si interessano”, “non partecipano attivamente alle discussioni”, “non fanno i compiti” e il passo per giungere a pronunciare tali affermazioni è brevissimo. Ci si può sentire sotto pressione perché siano soddisfatte aspettative altrui col rischio di provare il senso di colpa e di precipitare in uno stato di sconforto, di confusione, di scarsa autostima. Al tempo stesso, però, ci si può ricordare del diritto alla libertà di insegnamento, che aiuta a guardarsi allo specchio con meno apprensione e a lavorare in serenità perseguendo una propria metodologia che può fare del bene agli studenti, sia per l’apprendimento di nuove competenze sia per lo sviluppo delle proprie conoscenze.

Grazie al distacco dalla routine quotidiana, ho nuovamente compreso quanto sia gradevole allontanarsi per un po’ dal libro di testo, per elaborare materiali didattici lasciando ampio spazio alla creatività. Ho ritrovato il piacere nell’organizzare e nel preparare le lezioni. Nonostante alcune criticità proprie della tecnologia, le attività in modalità remota consentono di non interrompere la relazione con i propri studenti. La scuola si rivela ancora come luogo entro il quale poter esprimersi elaborando nuove idee insieme agli studenti, lasciando spazio alla ricerca, al porsi domande sulle cose che accadono, concedendo il posto alla bellezza. La scuola si rivela ancora come luogo della scoperta, attraverso l’uso di nuovi strumenti e lo sviluppo di nuove prospettive per il futuro, e continua ad avere le proprie fondamenta nel bisogno urgente di un contatto reciproco.

In questo momento storico, trovo calzante un’affermazione del maestro Mario Lodi: «A levare i voti si vede subito che scuola è: se i bambini ci vanno e studiano volentieri o se studiano per paura del voto» (da Il paese sbagliato, 1970). Mi chiedo, infatti, se in un contesto straordinario sia possibile mantenere un atteggiamento analogo a quello usato in classe. Come dimostrare la propria presenza nei confronti degli studenti per la valutazione? Attualmente sto sperimentando come essi in generale riescano a dare continuità al proprio lavoro, senza la “promessa” di un voto. Comprenderli potrebbe essere una chiave di volta, l’importante è che ritrovino il piacere di leggere, di scrivere, di guardare un buon film e, non ultimo, di lasciare andare la propria immaginazione.

In molti casi gli studenti stanno vivendo appieno questo periodo e colgono che dopo tutto rimanere a casa è un’occasione per prendersi del tempo, per stare in compagnia con i propri cari e anche per studiare. In altri casi, invece, conformemente a quanto già accadeva durante le lezioni in presenza, si evince una residua presenza da parte di quegli studenti che rischiano di rimanere ai margini. Essi sono chiamati ad orientarsi tra email, registro elettronico, videoconferenze, compiti, scadenze, documenti, foto, scansioni, digitalizzazioni, azioni cui non sono abituati ma che potrebbero aiutarli a maturare nell’apprendimento. D’altro canto, la metodologia didattica è chiamata al cambiamento in atto procedendo per altre scoperte, quali un probabile innalzamento del livello di dispersione scolastica, specie nella periferia, l’impegno di stare accanto ai ragazzi con disabilità e la fatica quotidiana di riuscire a raggiungere bambini e ragazzi con qualsiasi mezzo consentisse di relazionarsi a distanza.

Questo momento credo si stia presentando come una nuova occasione per rivedere le cose, per mettere di nuovo in discussione il principio della centralità dello studente, insieme a quello della scuola come opportunità per tutti, considerato che l’uguaglianza non si dovrebbe ottenere solo col garantire la promozione a fine anno scolastico. Infine, sto raccogliendo le testimonianze che provengono dal sentire degli studenti e creando un diario di voci in quarantena, affinché si faccia memoria con le loro parole.

Spero con tutto il cuore che, una volta divenuta più sicura nell’ambito della scuola pubblica e ottenute condizioni di vita migliori, come il non dover viaggiare ogni giorno verso istituti lontani almeno 40 chilometri da casa, riesca a far pienamente mio il diritto alla libertà dell’insegnante dichiarato dal primo comma dell’articolo 33 della Costituzione italiana: «L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento».

Chiara Piraneo insegna lettere in una scuola media della provincia di Venezia.

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