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Vedo ospiti accarezzare lo schermo per l’ultimo saluto – L’umanità in una casa di riposo

videochiamatedi Valentina Morona |

Oggi ho ricevuto l’esito del tampone per la ricerca del Covid-19: negativo.

La prima reazione è stata di immediato sollievo, in primis per me e per la mia famiglia. Ma subito dopo il pensiero è andato al mio lavoro. Forse l’espressione potrà apparire esagerata, ma oltre che sollevata questa notizia mi ha fatta sentire felice nel senso più pieno del termine. Felice di poter continuare a svolgere il mio lavoro a fianco degli ospiti della casa di riposo, delle loro famiglie e dei colleghi.

Il mio lavoro mi è sempre piaciuto e ho sempre pensato che ciò che ci tiene in vita, tutti, oltre all’aria, all’acqua, al cibo siano le relazioni, gli affetti, il potersi specchiare e rispecchiare negli occhi degli “altri” per noi significativi. E mai come in questo momento le relazioni, specie le più intime, sono fragili come cristalli.

Mi sento quindi felice, fortunata e onorata di essere, oggi, custode di quel filo rosso invisibile che lega gli ospiti ai loro familiari, profonde radici ingiustamente separate dai loro rami. Sono felice di bardarmi ogni giorno da capo a piedi per entrare nelle camere e dare il via alla “magia” dell’incontrarsi, seppur a distanza, dietro a uno schermo, oggetto misterioso e sconosciuto per la maggior parte degli anziani.

Il più delle volte non faccio nulla, ma sono, a mia volta, strumento e mediatore… Spettatore silenzioso e privilegiato di quegli scambi intimi e, talvolta, tristi e disperati.

Vedo ospiti accarezzare lo schermo o avvicinarsi ad esso per baciare quei volti amati. E, dall’altra parte, figli e nipoti radunarsi in fretta e stringersi gli uni gli altri per cercare di entrare tutti nell’inquadratura. Assisto a bellissime dichiarazioni d’amore ripetute più e più volte con voce rotta dall’emozione. Parole che giungono da tutti, anche da chi, in tempi normali, non ama o non riesce a dare voce ai propri sentimenti, ma preferisce affidarli ai gesti: la presenza quotidiana, piccole attenzioni, abbracci e mani strette nelle proprie…

Tutte cose che questo virus ha strappato via in modo inaspettato e prepotente.

Provo disagio e un senso di vergogna quando mi sento ringraziare con insistenza per questa opportunità… una chiamata, un videomessaggio.. mentre dentro di me sento che non sto facendo niente di più del dovuto e che la mia non è che una piccola goccia di luce dentro ad un mare di dolore e di angoscia… Specie quando sono consapevole che quella che stiamo facendo sarà probabilmente l’ultima chiamata, l’ultima occasione per anziani e familiari di vedere il volto dell’altro, udirne la voce e dichiarare in pochi minuti tutto il proprio amore.

Nella difficoltà del tutto, questo momento mi sta offrendo, prima di ogni altra cosa, una grandissima e imperdibile lezione di umanità.

Valentina Morona è educatrice nella Casa di riposo per anziani “F. Fenzi” a Conegliano (Treviso).

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