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Siamo parte di un ecosistema, da abitare con più cura – La lezione del virus

Foto_CoopSocLiberiSogniCooperativa Liberi Sogni | 

La nostra cooperativa si chiama Liberi Sogni e questo nome ci rappresenta tantissimo, perché per anni abbiamo lavorato, immaginato e investito in progetti difficili, talvolta al limite dell’inverosimile e dell’assurdo.
Abbiamo rivitalizzato musei abbandonati, riqualificato sentieri di montagna lasciati a se stessi, incontrato le comunità e intessuto relazioni coi territori.
Abbiamo messo insieme le cittadine e i cittadini, dato voce alle narrazioni collettive, alla memoria storica degli anziani.
Abbiamo messo in connessione i saperi, le tradizioni locali, collaborato con istituzioni, associazioni, comitati, pro loco, piccole imprese.
Abbiamo coinvolto giovani adolescenti, le scuole, i bambini e le bambine, i disabili, le famiglie, i ricercatori e gli studenti universitari.
Abbiamo disegnato e ricostruito mappe di comunità che raccontassero i territori dal punto di vista delle loro risorse immateriali, emotive, simboliche.
Dove c’era un bosco abbandonato abbiamo creato un’università: la Libera Università del Bosco.

Di fronte a tutto questo, accettare oggi un arresto a causa di un agente esterno, abbattutosi nel mezzo delle vostre vite con una potenza, una rapidità e una ferocia incomprensibili, è difficilissimo.
Oggi ci sono nuove parole con cui interpretare il mondo: parliamo di contagio, di quarantena, di isolamento, di guerra, di autocertificazioni – e poi di ripartenza. E parliamo, ovviamente, di numeri: i ricoverati, i guariti, i multati, quelli che vanno ancora a lavorare, quelli positivi senza sintomi, quelli che muoiono senza nemmeno aver fatto il tampone.
C’è da chiedersi, una volta che l’emergenza finirà, quale collocazione troveranno le parole con cui un tempo definivamo noi stessi, la relazione con gli altri e il nostro lavoro.
È probabile che quelle parole che avevamo individuato allora, le categorie di pensiero che avevamo formulato, in cui abbiamo creduto, a cui ci siamo legati stretti per definirci, per raccontare la nostra identità, per dialogare con soggetti affini, per progettare e sognare – è probabile che tutto quel sistema di senso dovrà essere riformulato daccapo.

Abbiamo operatori da pagare, una sfilza di persone che ci seguono, di collaboratori che credono in quello che facciamo, e che non possiamo abbandonare.

Ecco perché, anche in queste ore, cerchiamo di portare avanti le nostre progettualità dove possibile, di tenerci in contatto, di dirci come va e come stiamo, di continuare a lavorare, come possiamo, utilizzando nuovi strumenti di organizzazione e gestione a distanza.
Ma soprattutto, sono ore che impieghiamo per ripensare a cosa siamo stati e a che cosa abbiamo intenzione di essere in futuro.
Abbiamo ormai capito di trovarci di fronte a una crisi storica senza precedenti, e che il mondo del post Coronavirus sarà completamente diverso da quello in cui abbiamo abitato, lavorato e stretto legami prima del 22 febbraio.
Come ci apparirà questo mondo, quali saranno gli scenari politici, economici e umani, è molto difficile da prevedere.
Ma nel frattempo possiamo prepararci al meglio: ad essere, cioè, migliori.

Mai come ora è chiaro: siamo tutti e tutte parte di un ecosistema che comprende indistintamente il vicino di casa, l’anziano del paese, l’immigrato che viene da lontano, il frassino all’angolo della strada, il filo d’erba sottilissimo che sbuca dall’asfalto, le querce, i fiori di campo, i tassi e le volpi, gli uccelli, i microbi, i batteri, il tempo che passa. E questo ecosistema, o destino comune, è fatto di equilibri delicatissimi, mutevoli, fragili.
Noi abbiamo capito che il mondo è fragile, e che noi lo siamo con lui: per questo, essere migliori significa imparare ad avere più cura.
Il sogno continua, così come la natura che, nonostante tutto, beffardamente, continua a fare il suo corso: è da questa consapevolezza che ripartiremo per ridare senso al nostro lavoro.

La cooperativa sociale Liberi Sogni si trova a Calolziocorte (Lecco).

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