8 | 2021

L’anima politica del lavoro sociale

Tre giorni per riscoprire la matrice politica del lavoro sociale, educativo, di cura. Dal 16 al 18 dicembre 2021, la rivista convoca a Torino i mondi dei servizi e delle professioni per scrivere insieme un vocabolario politico dell’agire sociale.

Ogni servizio e professione che si muova nella cornice del welfare ha un’anima politica. Necessariamente. Perché è nato, è stato ideato e viene promosso per tutelare i diritti di cittadinanza (più radicalmente i diritti umani, dato che non tutte le persone destinatarie di aiuto sono cittadine in senso legale).

Potrebbe esistere l’assistente
sociale in una società non
democratica? O l’educatore?

In questi anni questa matrice l’abbiamo un po’ dimenticata. Sono prevalsi i codici della tecnica, il linguaggio delle prestazioni. Ci siamo un po’ scostati dalla nostra anima più vera. Ora è tempo di riscoprirla: per contare nella costruzione delle politiche locali, far rifiorire motivazioni affievolite, esserci con più consapevolezza e coraggio in questo tempo difficile.

Nel 2014 l’Associazione Internazionale delle Scuole di Lavoro Sociale (Iassw-aiets) ha sintetizzato così i  «principi» del social work:  «Promuovere e sostenere i diritti umani e la giustizia sociale è la motivazione e la giustificazione (essenziale) del servizio sociale».

Ma ogni professione educativa, psicologica, sociosanitaria, sanitaria, è figlia di un’antropologia democratica, di una visione delle relazioni sociali improntata su un’idea di giustizia. Potrebbe esistere l’assistente sociale in una società non democratica? O l’educatore? O lo psicologo? Potrebbero esistere, sì, ma che assistente sociale, che educatore, che psicologo sarebbero? Per cosa lavorerebbero, per quale idea di uomo e donna e di società?

Riscoprire l’anima politica del lavoro sociale oggi non è semplice. La parola «politica» ha troppe incrostazioni, è stata sporcata in questi anni e le persone non la sentono più come una parola importante, promettente. Serve allora riscrivere insieme le parole della politica. Parole capaci di aprire orizzonti, tracciare rotte, incoraggiare sperimentazioni. Per questo sottotitolo dell’appuntamento di dicembre è «Per una costituente delle parole».

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