8 | 2018

Città di paure, città di speranze

«ABari, il 10-11 dicembre 2018 si è svolta la 3a edizione de I Cantieri della Città del Noi. Eravamo in tanti, accomunati da un’idea: lavorare nel sociale è avere a cuore la dignità dei singoli, ma è anche avere a mente un progetto di città: la città del noi. Un progetto complicato in un tempo del «noi contro di loro», ma che certo val la pena perseguire. A partire da una serie di domande che hanno animato il nostro incontrarci.

“Le città oggi sono abitate
da paure. Quanto i servizi sanno,
costruire speranze?”

● Le città oggi sono abitate da paure: quanto i servizi, le associazioni, le cooperative sanno essere costruttori di speranze?
● L’inclusione oggi non è più data dai diritti, ma dall’individuare degli «altri» che diventano i nemici attraverso cui fondare la propria inclusione: stiamo contribuendo a svelare questo gioco disumano?
● La sicurezza sociale oggi si costruisce eliminando la protezione umanitaria e rendendo irregolari le vite più fragili (vedi decreto sicurezza): stiamo rilanciando l’altro progetto di società dentro cui il welfare (nato come dispositivo di sicurezza sociale) è sorto?
● Non è paradossale che, mentre molte aziende che producono beni riproducibili prestano attenzione alla creatività, molte organizzazioni sociali che producono cura individualizzata restino prigioniere dei ferri vecchi del taylorismo?
● In un tempo alluvionato da informazioni irrilevanti, la lucidità è potere, è speranza, è forza di cambiamento: stiamo facendo spazio allo studio, all’approfondimento, per non rischiare di diventare comparse di un copione che non ci appartiene?
● C’è un nesso forte tra la cultura che promuoviamo e la speranza che generiamo: se è la cultura che fa la differenza dei servizi offerti, che libera o opprime la speranza di essere, con la nostra professione, generatori di cambiamenti, non è venuto il tempo di assumere con più forza questa funzione dentro le città?

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