7 | 2021

L’ottica della comunità

Perché oggi lavorare in ottica di comunità? È stata la domanda su cui abbiamo sostato nei giorni della Summer School (Energie di comunità, 2-4 settembre): 80 persone in presenza nella settecentesca aula magna di Palazzo De Claricini a Padova, circa 200 collegate da remoto. Un evento formativo promosso grazie al sostegno del Csv di Padova e Rovigo. Un’ulteriore tappa verso la Costituente del lavoro sociale ed educativo prevista nei prossimi mesi.

Il Covid lo ha reso evidente:
è necessario rivitalizzare
i tessuti comunitari.

Perché dunque «territorializzare l’aiuto, la cura, l’educare» (sottotitolo della Summer School)?

Perché ‒ ci siamo detti ‒ lavorare nel sociale è lavorare nei contesti di vita delle persone. Con le parole di Franca Olivetti Manoukian: «Il lavoro sociale è sempre lavoro nel sociale». Ossia è sociale per il modo in cui tratta i problemi: mai sottraendoli dal contesto in cui prendono forma, ma cercando il più possibile di affrontarli dentro una trama ampia di relazioni e apporti.

Perché ogni soggetto è fatto di relazioni e le relazioni si svolgono e si formano in un contesto. Riconoscere e curare le reti relazionali in cui le persone vivono è fondamentale per il loro benessere.

Perché tante fragilità sono prodotte dal contesto in cui le persone vivono. Molto disagio (al pari dell’agio) è relazionalmente e socialmente prodotto. Gli studi sui determinanti sociali della salute sono bussole preziose in questo senso.

Perché nel rispondere ai bisogni/problemi sociali non basta la rete formale dei servizi. Specialisti e operatori non possono avere in mano le chiavi per tutte le porte. Serve il contributo delle reti di supporto, che si trovano nella cerchia parentale e amicale, nel vicinato, nel quartiere.

Perché l’autonomia (obiettivo di ogni intervento sociale ed educativo) si costruisce sempre in un gioco tra risorse delle persone e opportunità del contesto. Non basta potenziare le skills del singolo se il contesto in cui vive è povero o ostile.

Perché il Covid lo ha reso evidente: è necessario rivitalizzare i tessuti comunitari, che nell’emergenza ci hanno salvato e protetto.

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