6 | 2021

Energie di comunità

Comunità, una delle parole più amate nel lessico sociale. Allude all’utopia di relazioni capaci di riconoscimento reciproco, non di misconoscimento. Indica il sentimento di condividere con altri, di non sentirsi da soli: alla stregua di navigatori solitari o naufraghi in balia delle onde. Segnala la trasformazione di uno spazio in luogo: ci si sente comunità in luoghi affettivamente caldi, non neutri (spazio è concetto geometrico astratto).

Comunità, parola oggi da
(ri)pensare. La rivista dedica
ad essa la Summer School.

Comunità è però parola ambigua, usata sia in senso esclusivo che inclusivo. Ci sono comunità chiuse, imbevute di paranoia, e comunità aperte, pronte a ridefinire i propri confini e anche se stesse, ossia a uscire da sé per incontrare l’altro riformulando poi se stesse.

Anche nel lavoro sociale comunità è espressione diffusa e ambivalente. Cos’è il lavoro di comunità: una branca o il modo stesso di fare lavoro (nel) sociale? Come si concilia l’ottica di comunità con gli approcci con cui i professionisti sociali, educativi, della cura vengono oggi formati, spesso impregnati di specialismo e settorialismo?

Lavorare nella comunità, con la comunità, è un alleggerimento perché si condivide il carico con altri, consci del proprio limite e dell’impossibilità di essere io professionista, per quanto capace e competente, la soluzione al problema dell’altro? O è un appesantimento perché richiede di interagire con altri che la pensano diversamente da me, che hanno altre rappresentazioni delle cose, altri interessi, altri approcci?

Comunità è termine da pensare molto a fondo in questo tempo post (?) pandemia. Perché di relazioni comunitarie avremo sempre più bisogno per far fronte ai problemi delle disuguaglianze e alle sfide della convivenza. Ma come?

Forse è tempo di dirci che è un concetto che crea aspettative poi deluse perché troppo pacificato, bonificato da ogni forma di conflitto. E che se resta un’utopia è perché inteso a tutto tondo, quasi richiedesse una messa in gioco di tutti, quando forse comunità delinea più un orizzonte, una tensione, un cercare ciò che ci accomuna provvisoriamente a qualcun altro. All’idea di «comunità» è dedicata la Summer School di quest’anno (info in quarta di copertina).

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