6 | 2018

Rigenerare legami per arginare la paura

L’individuo separato o è bestia o è dio, diceva Aristotele. Ma nelle società contemporanee la solitudine di massa ci sta rendendo tutti bestie alla mercè di un dio.

In un bell’articolo uscito su «La Stampa» (Quando la solitudine genera tiranni, 3 settembre 2018), Michele Ainis ha individuato nella solitudine di massa, ma più radicalmente in un sentimento collettivo d’esclusione, la radice che sta portando le nostre società verso derive autoritarie.
Ciascuno si sente un’isola, una boa che galleggia in mare aperto. 8,5 milioni di italiani vivono da soli e molti di più si sentono soli; il 13,2% non ha nessuno a cui rivolgersi in caso di bisogno: la percentuale più alta d’Europa.
La solitudine è un «fungo tossico della modernità» e non colpisce soltanto gli italiani. Il governo May, nel gennaio 2018, ha istituito il ministero della Solitudine. Per sentirci meno soli ci trasferiamo nel mondo online, ma la connettività senza interazione fisica conduce a nuove forme di solitudine. Connessi ma non in contatto diceva Zygmunt Bauman, che in una delle ultime interviste ricordava come «una persona, nell’ambiente occidentale, passa sette ore e mezzo al giorno davanti a uno schermo. Non davanti a una vera faccia umana con cui parla, bensì davanti a un monitor».

“Le derive autoritarie nascono dalla paura,
ma la paura nasce dal sentirsi soli”

Ainis nel suo articolo individua come causa della solitudine non solo la diffusione dei media digitali, ma anche l’eclissi dei luoghi aggreganti (famiglia, chiesa, partito), le nuove forme del commercio e del consumo (chiudono i negozi dove incontravi le persone, aprono gli ipermercati dove ti mescoli alla folla), l’invecchiamento della popolazione e la precarietà del vivere.
La fragilità di una società senza legami è oggi talmente evidente che pare quasi un progetto sociale. Soli si è più impauriti e più disponibili a mettersi alla mercè di un dio. Un progetto da contrastare.