5 | 2019

In cerca di narrazioni di speranza

Mentre scriviamo queste righe viene presentato il rapporto 2019 dell’Istat che ci consegna la fotografia di un Paese in declino. Dal Pil alle nascite, il presente ha il segno del meno e del peggio. Tra le varie recessioni colpisce quella demografica. Nel 2018 sono nati in Italia 493mila bambini, 140mila in meno rispetto al 2008. «È un calo numerico di cui si ha memoria nella storia d’Italia solo risalendo al biennio 1917-1918, un’epoca segnata dalla Grande guerra e dai successivi effetti dell’epidemia spagnola», dice il presidente Istat, Gian Carlo Blangiardo. «Viene da chiedersi se siamo (e saremo ancora) un paese che guarda al futuro o se invece dobbiamo perlopiù sentirci destinati alla manutenzione del presente».

“Un compito per i nostri
mondi, che hanno cura e
competenza dell’umano.

Il futuro appare oggi un tempo difficile da coniugare, al punto che ci si domanda se non limitarsi a manutenere quel che ancora c’è. Ma viene da chiedersi a questo punto cosa ne è di una società che smette di guardare al futuro. Che paese sia un gomitolo di gente impaurita, che si rintana nella difesa dei confini, cercando rassicurazioni in ciò che rimane ma perdendo ogni tensione generativa verso quello che ancora non è (comprese le generazioni future). Lo sappiamo, sentirci generativi è la vera condizione del nostro benessere. La psiche sta bene quando è rivolta al futuro, non quando è implosa nel presente. Quando sente di aver presa sul reale, non quando si sente sotto scacco. Sappiamo anche che il futuro arriva a prescindere dal costruirlo o meno. E infatti il futuro, se non ci dedichiamo a pensarlo, arriva ogni giorno con fattezze simili al presente-passato, se non peggiori. Allora ci si domanda se proprio dai nostri mondi, che hanno cura dell’umano e competenza di ciò che serve per farlo fiorire, non possano nascere oggi nuove narrazioni di speranza. Andando controcorrente alla narrazione dominante, che è senza speranza, con un futuro che non ha la promessa dell’happy end, ma il sigillo del game over.

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