4 | 2020

Per una costituente del lavoro sociale

Difficile scrivere di qualcosa che non sia il post pandemia. Troppo grande l’evento Covid: uno sconvolgimento della quotidianità, un precipitare in una dimensione al tempo stesso antica (le epidemie sono una costante nella storia dell’umanità) e anticipatrice di futuro (le pandemie degli ultimi anni sembrano originare dalle nostre azioni scriteriate sull’ambiente).

Si tratta di mettere al lavoro
la memoria di questi mesi.

Difficile, forse impossibile, staccarsi dalla memoria dei mesi passati. Non solo perché sarebbe grave «sprecare la crisi» (i mesi di lockdown hanno svelato verità e offerto apprendimenti che sarebbe irresponsabile trascurare), ma anche perché le sue conseguenze sociali ed economiche si acuiranno nel prossimo periodo.

La rivista ha dedicato gli ultimi tre numeri ad accompagnare l’elaborazione dell’evento Covid. I professionisti sociali ed educativi hanno consegnato alla rivista una mole di racconti e articoli che costituisce una memoria storica e un’agenda per il futuro. Sociologi, pedagogisti, filosofi si sono dedicati a rileggere in filigrana e in prospettiva questo tempo inedito.

Sono materiali preziosi per la «fase 2», per la «ripartenza», per la «ricostruzione» (tutti termini del nuovo lessico, a indicare la cesura tra un prima e un dopo che l’evento Covid ha prodotto). Ma non basta; occorre spingere più in là il pensiero, pensare più radicalmente, tornando anche a pensare i pensieri della «fase 1»: quella in cui vedevamo le storture del presente e intravedevamo le modifiche da apportare.

Per questo la rivista proseguirà il percorso di rielaborazione avviato. Il lavoro sociale, educativo, di cura è chiamato a riposizionarsi, a dare il proprio contributo alla costruzione della «nuova normalità».

È una grande occasione per ridirsi gli orientamenti di fondo, rilanciare la propria funzione, ridisegnare le strategie e parlare con voce autorevole. Potremmo chiamare questo progetto «per una costituente del lavoro sociale ed educativo». La rivista è al lavoro, con tutte le sue reti, per preparare il futuro. Un futuro che non ci trovi impreparati, un futuro che faccia tesoro dei tanti apprendimenti fatti in questi mesi.

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